Studi professionali, il mercato premia la trasformazione digitale

Pubblicato : 30/09/2019 16:32:49
Categoria : Novità

 

Investimenti nella trasformazione digitale: il 5% degli avvocati non ha destinato risorse economiche, il 59% ha investito una cifra inferiore a 3mila euro e solo il 2% ha sostenuto costi tra 100.000 e i 250.000 euro; i commercialisti prevedono una spesa fra i 3mila e 10mila euro; i consulenti del lavoro si distribuiscono in maniera abbastanza uniforme in tutte le classi di spesa e il 29,8% degli studi pluridisciplinari investono dai 10mila ai 50mila euro. Una situazione disomogenea quella emersa dalla ricerca svolta dall'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano presentata durante il convegno “Dati, dati, dati: l’Umanesimo digitale per i professionisti” a maggio 2019, che fotografa l’attuale panorama degli studi professionali rispetto alla tecnologia. Solo il 38% dei partecipanti all’evento si dice pronto per le sfide tecnologiche del futuro (gli avvocati sono la categoria nella quale si percepisce il più elevato grado di inadeguatezza per competenze informatiche).

Secondo la ricerca l’utilizzo di strumenti tecnologici innovativi favorisce la redditività degli studi con una crescita correlata all'investimento: nel caso di tecnologie ad alto livello di innovazione lo studio cresce nel 69% dei casi, di oltre il 10% nel 53% delle situazioni.

Gli avvocati sono i professionisti che mediamente spendono di meno in tecnologia (circa 6.500 euro) ma registrano la crescita di investimenti più elevata tra il 2017 e il 2018 (+22,6%), mentre gli studi multidisciplinari dedicano il budget medio più alto (circa 15.600 euro), seguiti da commercialisti (circa 8.800 euro) e consulenti del lavoro (circa 8.000 euro).

 

Il percorso di trasformazione digitale degli studi professionali è ancora lungo e sarà favorito dagli obblighi normativi: tutt’oggi le tecnologie più diffuse sono quelle legate alla firma digitale (97% degli studi) e alla fatturazione elettronica (82%), solo il 47% del campione opera la conservazione digitale dell’archivio, il 44% degli intervistati utilizza gli strumenti tecnologici per gestire portali per la condivisione dei documenti con la clientela, e il 42% utilizza le videochiamate.

Il panorama descritto è coerente con una situazione nella quale il 20-30% dei professionisti partecipa solo ed esclusivamente ad eventi formativi che hanno per oggetto i temi giuridico-economici e appena il 12% è formato sull’uso delle tecnologie da applicare all’attività degli studi.

 

 

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